Premessa: Quando i bambini si collegano in Internet, la preoccupazione principale è quella di evitare tutte quelle situazioni che potrebbero farli incontrare  con potenziali aggressori e subire violenze. Un bambino, da solo di fronte al pc, potrebbe rivelare informazioni di tipo personale (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, fotografie, età, scuola frequentata). Recentemente ci sono state molte iniziative rivolte alla sicurezza e alla definizione di criteri per selezionare siti adatti ai bambini. Inoltre sono state approntate reti private ovvero ambienti separati dal vero e propria Internet.

Navigare in Internet

Antonio Calvani:   Per quanto riguarda il modo di accedere ad Internet, emergono atteggiamenti e strategie cognitive in continua evoluzione che hanno specifiche implicazioni educative: fra le tipologie di “navigatori” ci sono gli streakers (i “corridori”, coloro che si muovono o “navigano” per acquisire velocemente grandi quantità d’informazioni, di cui tuttavia trattengono molto poco), gli strollers (i “vagabondi”, coloro che si muovono o “navigano” casualmente alla ricerca di qualcosa di particolarmente interessante) ed i readers (i “lettori”, coloro che si muovono o “navigano” cercando di non perdere alcun dettaglio e che possiedono o ritengono di possedere sufficienti competenze e conoscenze per non perdersi). Si può ipotizzare che, tramite l’impiego di Internet, si possano sviluppare in lettori esperti nuovi stili e abilità cognitive:
- scanning (riuscire a cogliere rapidamente un elemento significativo all’interno della schermata); - skimming (riuscire a cogliere il significato complessivo di una schermata); - anticipazione (riuscire ad immaginare l’esito di un link).

Risulta difficile catalogare le diverse tipologie di attività didattica che si possono attuare in rete.
Dal punto di vista educativo, risultano particolarmente interessanti le varie strategie di reperimento di informazioni ed apprendimento, caratterizzate da attività più o meno casuali o finalizzate: occorre tuttavia sottolineare che Internet non si presenta come una banale risorsa educativa da offrire agli studenti con la finalità di fare ricerche o per approfondimenti personali.La scuola ha il compito di funzionare quale elemento mediatore tra l’allievo e Internet, preoccupandosi di sviluppare nell’allievo il necessario abito critico, senza il quale un uso irresponsabile di Internet può risultare più dannoso che utile.
Tra gli effetti negativi conseguenti ad un uso improprio di Internet e ampiamente lamentati in letteratura, si possono segnalare l’acquiescenza acritica all’informazione, plagio, dispersività.
Di particolare rilevanza risulta il problema della ”affidabilità” dell’informazione: il materiale pubblicato su Internet non è infatti sottoposto ai controlli previsti dall’editoria tradizionale. Ne consegue che su Internet può apparire di tutto: materiale di indubbio valore scientifico, falsità, futilità.

Sulla rete come ambiente per dialogare o partecipare ad esperienze collaborative, si veda il sito Kidslink.    
Internet può essere considerato un ambiente all’interno del quale si possono allestire materiali (siti, documenti, banche dati ecc…): questa attività è particolarmente rilevante nel mondo aziendale, ma si sta diffondendo attualmente anche alle scuole. La costruzione di un sito da parte di una scuola può essere un modo per dare visibilità alla scuola stessa, per intrecciare rapporti con altre scuole o per interrogarsi sulla propria identità.
La costruzione di un sito da parte di una scuola può costituire un’occasione per impostare progetti e percorsi significativi dal punto di vista didattico, ma la rete consente anche l’elaborazione di ambienti virtuali, micromondi, esperienze di collaborazione in rete a sfondo ludico.